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Luca Scalzullo, il prof. cantastorie

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È l’arte suprema dell’insegnante: risvegliare la gioia della creatività e della conoscenza.

(Albert Einstein). 

Per tutti i docenti il 2020 è stata una sfida titanica. Un anno bizzarro che ha visto il mondo della scuola trasformarsi, adattarsi con la forza e la velocità di un uragano a nuove abitudini. 

Come hanno vissuto i docenti questa esperienza così segnante che è stata, ed è, la pandemia? 

Scopriamolo con le interviste per la rubrica Docenti Presenti, realizzata per Orizzonte Scuola, con lo scopo di dare voce agli insegnanti, di raccontare le esperienze, le difficoltà e anche le scoperte positive di quest’ultimo anno.  

Il mio primo ospite è Luca Scalzullo.

Luca Scalzullo è un cantastorie dei nostri giorni. Scopriamo il suo racconto.

Luca Scalzullo nasce e vive in Campania. È un insegnante di tecnologia presso la scuola media. Appassionato e curioso. Ama approfondire e scoprire diversi hobby. Mi svela, durante l’intervista, che si appassiona a tutto ciò che non sa fare, per imparare a farlo. 

Noto subito il suo lato creativo. Ama il cinema, i libri, ma anche i fumetti e il disegno. 

La buona cucina e le serate in compagnia sono un’altra grande passione. 

Soprattutto mi incanta quando mi parla del suo amore per la storia, la storia che non trovi nei libri, ma quella che scopri chiacchierando con le persone che non conosci, che ti permettono di entrare nella loro vita.  

Quando e perché hai scelto di diventare insegnante?

Tutta la mia famiglia esercitava, ed esercita, la professione di insegnante. Una festa in casa diventava un vero e proprio collegio dei docenti. La realtà in cui ho vissuto era molto concentrata sul mondo della scuola.

Per molto tempo ho interpretato quel mondo come fosse estraneo alla realtà. Ho vissuto tra le pagine dei libri per molto tempo, rifiutando l’idea di diventare insegnante. 

Una volta che si è concluso il percorso al liceo classico, il rifiuto al mondo dell’insegnamento e la voglia rompere la tradizione di famiglia erano ancora più forti, così mi sono iscritto ad ingegneria. 

Solo tempo dopo la storia cambiò. Mio padre mi fece riflettere sull’instabilità legata ad una libera professione. Oggi si guadagna tanto e domani chissà. Provai il concorso, in cerca di un’attività stabile, e lo vinsi. 

Come continua la storia?

Da quel momento ho accettato la sfida. Prima di iniziare a lavorare chiesi consiglio a mia suocera, insegnante a sua volta. Lei fu diretta e mi disse: “Resta sempre dalla parte degli studenti e alimenta il senso di rispetto”. 

Dal primo giorno scuola, sebbene la mia carriera da insegnante non l’avevo scelta per vocazione, ho capito che quello era il mio posto. 

Ho imparato a mettermi in discussione, a riscoprire il piacere dello studio e la mia vita, ora, è in piena funzione dell’insegnamento.

Cosa hai imparato, o stai imparando, dai tuoi alunni?

Credo che i principali tipi di approccio all’insegnamento sono 2. 

Il primo è quello dei docenti che, dalla cattedra, esercitano un’attività meccanica, spiegano un argomento, lo assegnano e gli studenti, nel migliore dei casi, lo studiano e così via, in loop infinito. 

Poi c’è un approccio empatico, fatto di relazioni bidirezionali, ovvero un rapporto reciproco, tra insegnante ed alunno. 

Ricordo nitidamente una mia alunna che un giorno mi raccontò della sua felicità. La madre le aveva messo da parte dei soldi e un giorno quella ragazzina avrebbe realizzato il suo sogno di aprire un salone di estetica. Quel giorno avrei dovuto spiegare alla classe le turbine idrauliche. Tuttavia, sapevo che significava perdere del tempo. A quella ragazzina, ed altri alunni con i loro sogni servivano anche altri tipi di insegnamento, oltre agli aspetti tecnici della scuola. 

Soprattutto in quei momenti, in quelle volte che provi a trasmettere un altro tipo di conoscenza agli alunni che loro ti restituiscono un mondo al quale non puoi accedere altrimenti.   

Gli adulti, piano piano, diventano disillusi. È davvero potente assorbire la fluidità degli alunni, la loro energia infinita. Credo sia questo uno degli insegnamenti più forti che gli studenti mi concedono ogni giorno.  

A monte di questa riflessione c’è un importante ragionamento: oggi giorno l’accesso alla conoscenza è a portata di click. 

Basta rifugiarsi in una pagina Wikipedia o Youtube per apprendere, velocemente, tante nozioni. I giovani studenti di questa epoca sanno bene dove cercare le informazioni. 

Il ruolo dell’insegnante, quindi, si trasforma in quella di una guida che, oltre ogni cosa, ti fornisce un metodo, gli spunti di riflessione e il supporto necessario. 

Questa bellissima riflessione si racchiude in un aneddoto.
Luca Scalzullo mi parla di un giornalista di sua conoscenza che, ancora oggi, scrive con la penna stilografica ricevuta in dono alla laurea. Il figlio del giornalista, dal canto suo, usa dettare allo smartphone i suoi testi. 


L’emblematica conclusione di questa storia è che il giornalista, con fare interrogativo, pensava che lui stesso era la persona che avrebbe dovuto condurre suo figlio nel futuro. Insomma, una sfida persa in partenza. 


La grande morale è che il futuro sta tutto nella tecnologia e che l’insegnante moderno, per stare al passo, si deve adattare a questa evoluzione, assecondandola e rivisitando il suo ruolo di coach. 

Come fai a far nascere la scintilla nei tuoi studenti?

La risposta non può essere una sola, ogni studente è un’entità a sé e va rispettato in quanto tale.
Il mio atteggiamento è sempre diverso con ognuno di loro. Alla base di questo c’è sicuramente una grande empatia, che mi aiuta a capire chi ho di fronte. 


Per fare in modo che un alunno si innamori della materia e che nasca quella famosa scintilla è bene spaziare con la fantasia. 


Mio nipote è un ragazzo brillante a scuola, carente solo in una materia. Gli ho chiesto come mai quella materia non lo appassionasse e lui, in maniera inaspettata, mi ha detto una grande verità: “Come faccio a innamorarmi di una materia se non la ama nemmeno la mia professoressa?”.

Direi che il segreto è la passione

Quale messaggio vorresti lanciare alla scuola del futuro?

Mi piacerebbe che la scuola non fosse incentrata sulle discipline, ma sui temi. Che le materie si potessero mescolare tra loro, per creare un infuso profondo di conoscenza multidisciplinare, a tutto tondo. 

Inoltre, cercherei di inseguire l’obiettivo di insegnare agli studenti a pensare in maniera libera e consapevole

L’insegnamento è davvero una missione. 

La didattica a distanza è stata portata avanti dai docenti, prima che arrivassero delle norme, la burocrazia e la legge a regolare il tutto. È stato un anno molto difficile, ma ora è il momento di insistere e di non dimenticarsi della grande evoluzione che la categoria degli insegnanti ha subito. 

E qui si chiude la storia di Luca, che ringrazio per il tempo che mi ha dedicato. 

Se vuoi leggere altre storie puoi trovarle tutte qui su Docenti Presenti, se invece cerchi spunti utili per la didattica innovativa.
Se preferisci vedere le altre interviste di Docenti Presenti su Youtube, ecco la playlist completa.

Grazie per esser giunto sin qui, alla prossima. 

Daniele

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