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Giulia Andrian il circle time e la forza di volontà

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L’insegnante protagonista dell’intervista realizzata da Daniele Biancardi in collaborazione con Orizzonte scuola è Giulia Andrian. L’obiettivo è quello di tirare fuori quella parte dei docenti che spesso resta nascosta, un lato intimo e personale.  

Scopriamo la sua storia e il suo punto di vista sul mondo della scuola. 

Giulia, il suo superpotere è la forza di volontà

Il rapporto professionale con Giulia comincia già qualche anno fa. È stata lei, infatti, a introdurmi nel mondo della scuola come tutor per un progetto. Ricordo la forza inclusiva degli studenti, a cui bastava una piccola scintilla per esplodere in entusiasmo.

Giulia Andrian è un insegnante di lettere alle secondarie di primo grado. Una carriera molto variegata, in quanto ha avuto modo di lavorare in realtà private, esperienza che l’ha motivata molto. 

Anche i suoi studi si sono ramificati in varie direzioni, compresa quella della pedagogia speciale, scelta fatta per sentirti pronta professionalmente a gestire anche gli alunni con difficoltà. 

Perché hai scelto di diventare insegnante? 

Partiamo da una domanda esistenziale. (Ride). 

Il progetto principale era quello di iscriversi a lettere per inseguire il sogno di diventare insegnante. Intanto nasce una bimba e, se da un lato c’era la grande gioia di essere diventata mamma, dall’altro quel sogno professionale è stato messo per un attimo in stand-by. 

Quegli anni sono stati molto stimolanti perchè ho fatto un lavoro che mi ha permesso di viaggiare tanto, il commerciale. 

Gli studi per la laurea erano diventati un’attività da svolgere nei ritagli di tempo, ma ce l’ho fatta. 

C’è voluto ancora un po ‘ di tempo prima di diventare insegnante. Ho dovuto continuare gli studi, con due bimbi ormai. Ho frequentato le sessioni per i lavoratori il sabato, con tanta motivazione. 

L’insegnamento, quindi, è stata la tua seconda opportunità

C’è una frase che dice “Non è tanto cosa bisogna fare per essere insegnanti, quanto cosa bisogna essere!” (cit. Don Milani). Questa frase racchiude la mia dimensione. A me piace entrare in classe, trascorrere il tempo con i ragazzi.

Come hai vissuto questo ultimo periodo?

In Veneto dopo il primo lockdown temevo molto un’altra chiusura duratura. Dopo la prima fase di paura, siamo rientrati a scuola. Non ho vissuto la grande difficoltà che vedo esistere per tante, tantissime altre scuole. 

Tuttavia, in qualità di coordinatrice di classe, ho spinto molto a cercare una comunicazione sana e reciproca, per cercare conforto e sostegno quando le cose non andavano nel verso giusto. 

Nella scuola dove insegno c’è uno sportello di psicologia a disposizione delle classi e dei singoli aiuti. Noi abbiamo superato il periodo parlando, confrontandoci. Credo sia qualcosa che debba essere fatta come una routine nelle scuole. 

Una delle metodologie didattiche alle quali affidarsi per improntare una sana routine comunicativa è il Circle Time (ndr un spunto di lettura su questo tema è: Insegnare al principe di Danimarca). 

Niente di nuovo per il mondo della scuola, ma con una grande forza e potenza intrinseca. 

Questo dialogo costante mi ha permesso di stare bene. Ricordiamo sempre, noi docenti, che gli alunni vanno ascoltati. 

Sono d’accordo, l’ascolto è la prima forma di comunicazione. Voglio chiederti, a proposito, cosa hai imparato dai tuoi alunni?

Il mio carattere mi porta sempre a riflettere su una cosa: bisogna sempre partire da quello che sanno gli alunni che spesso, su determinati argomenti, ne sanno più di te. Credo che sia importante valorizzare le loro conoscenze, le loro passioni, ma anche le abitudini di tanti studenti stranieri, che sono un paiolo di ricchezza e informazioni. 

Credo di imparare qualcosa di nuovo da loro ogni giorno. 

A questo punto ti chiedo come fai a far nascere la scintilla nei tuoi studenti?

A bruciapelo, come un asso nella manica, dico che uso molto il visivo. Credo che aiuti molto nell’apprendimento utilizzare immagini e tecniche visive. 

Sul lato umano non ho mai pensato quali sono le mie tecniche per far scattare la scintilla. Credo che sia la stessa attenzione che do loro che li faccia sentire coinvolti. Per me due ore di lezione non sono sinonimo di monologo, piuttosto organizzo lezioni interattive, cerco di coinvolgere la classe come gruppo e di attivare una forte partecipazione attiva. 

Qual è il messaggio che vuoi lanciare alla scuola del futuro?

Credo che sia necessario puntare ad un cambiamento radicale. Il cambiamento serve nelle cose che facciamo, nel modo in cui le facciamo. Sono fiduciosa che il cambiamento ci sarà. 

Credo che sia molto importante per la scuola avere degli obiettivi precisi, comunicare con chiarezza ai ragazzi e fornire gli strumenti giusti agli alunni per perseguire questi obiettivi. 

Spero che venga riqualificata l’attenzione agli obiettivi educativi, che si ripropongano con concretezza attività manuali, interattive e diverse da quelle che ci sono ora. 

Infine credo che sia importante rivedere le modalità di valutazione, affinché diventi un metodo formativo, non legato ad un numero ma ad una spiegazione che sia motivante. 

Se vuoi leggere altre storie puoi trovarle tutte qui su Docenti Presenti.
Se preferisci vederle su Youtube ecco la playlist completa.

Grazie di aver incrociato questa storia.

Daniele

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